venerdì 23 maggio 2014

Scrivere e vivere.


Era da tanto che non scrivevo su un quaderno. Da troppo tempo. Quand’ero piccolo scrivevo un sacco, ma erano tutte cose inventate, frutto dell’immaginazione di un bambino di dieci anni. Poi non ho più scritto nulla. Perché? Ah, non lo so. Altri interessi, forse, oppure più semplicemente non avevo nulla da dire.
Adesso, invece, sì che ho qualcosa da riportare su un foglio bianco.
Ho un sacco di rabbia dentro che non posso sfogare andando ad ammazzare la gente per strada, decisamente no, ma posso sfogare questa rabbia facendo scorrere un po’ di inchiostro sulla carta,o battendo violentemente sui tasti del computer. Sì, questo potrei farlo.
La scrittura è un’arma potentissima, anche perché non è per tutti. La maggior parte della gente che conosco non sarebbe in grado di mettere quattro pensieri in croce questo perché non hanno mai letto un libro, a parte quello che la maestra obbligava a leggere.
Vedete, è proprio questo che mi fa incazzare. La gente non si costruisce più una cultura propria, ma aspetta che siano gli altri a fargli intraprendere la strada giusta. Naturalmente non parlo di bambini o ragazzini, ma da un ragazzo di sedici anni mi aspetto che qualcosa la voglia imparare da sé.
Parlo sempre di cultura, intendiamoci. Non di come si fa il formaggio. Quella è un’altra storia.
Io la mia cultura me sa sono costruito da solo. Da sempre. Guardando la tv, leggendo libri, riviste, quotidiani, di tutto.
I miei occhi guardavano e il cervello assimilava.
Certo, forse da piccolo ho guardato troppa tv, però non l’ho mai considerato un male, tranne per il fatto che sono miope e utilizzo occhiali e lenti a contatto, quello sì che è un fastidioso problema
La tv, il cinema, mi hanno fatto diventare ciò che sono.
La mia immaginazione è stata sempre florida e impressionante.
Oscillo costantemente tra realtà e finzione. Questo è un rischio, perché ci si potrebbe perdere e non capire più la differenza tra il vero e il falso. Non è assolutamente il mio caso, anche se da qualche tempo ci ho molto pensato, chiedendomi dov’ero, se sto vivendo bene, e altre domande che non fanno altro che tormentarmi.
La mia vita non va per il verso giusto, proprio per niente. È un periodo difficile, come penso sia per molti miei coetanei. Troppe preoccupazioni, pressioni da ogni parte, scelte imminenti e importantissime.
Credo che quella dopo il Diploma sia l’età più importante della vita. È proprio in quel momento che si fanno le scelte che delineeranno il futuro.
Merda. Già qui comincia a salire l’ansia.
“E ora? Cosa farò? Cosa voglio fare? È giusto che io faccia così? È la decisione esatta? Oppure sto sbagliando tutto?”
Oh, Dio.
Ti senti oppresso, schiacciato. Sei ormai un uomo, tutti te lo ripetono; devi comportarti come tale, si ostinano a dirti.
Ma che diavolo ne sapete voi? Di quello che uno vuole essere, di quello che uno è?
Tutti sanno cosa fare. L’unico a non saperlo sei proprio tu.
Sei bloccato sei così per ogni maledetta cosa.
Apatico.
Ti serve una scossa o rischi di restare così per sempre.
Il treno passa una volta sola e tu lo sai. Sai anche che quando quel treno passerà alla stazione tu ci sarai, ma non ci salirai.
No, non lo farai se continui così. Se continui a vivere una vita fatta di nulla.
Sì, ma le parole sono solo parole. Contano i fatti. E tu e i fatti non siete mai andati d’accordo, non è così? Certo che è così.
Chi pensi di imbrogliare? Te stesso? No, non puoi farlo. Non ti puoi imbrogliare, però non ti conosci neanche. Non ancora.
Perché chi conosce bene e a fondo se stesso, non è forse il più fortunato? Una persona così farà sicuramente ogni cosa nel migliore dei modi, proprio perché sa ciò che vuole.
Tu sai ciò che vuoi? Non credo.
È questo il problema, quello che gli altri non capiscono.
Ed ecco la causa del tuo blocco.
Trova te stesso e troverai la tua strada. Per adesso vivi una vita di agonie e tormenti, magari di depressione.
“Depressione”. Una parola che mi ha sempre messo terrore
A volte penso di esserlo, ma sono tutte cazzate. La vera depressione è un’altra, e sicuramente più terribile.
Disturbo bipolare? Forse sì, chi può dirlo. Cambio umore abbastanza frequentemente e spesso non c’è nulla di bello nella mia vita che mi faccia sorridere. Sono pochi i momenti da ricordare.
Per ora la tristezza la fa da padrona. È una puttana che sbuca fuori nei momenti meno opportuni e ti mette al tappeto. Tu cerchi di rialzarti ma lei ti sferra un altro colpo, finisci alle corde. Ancora un altro e ti ritrovi al tappeto incapace di muovere un solo muscolo. KO, figliolo. Mi dispiace, ma per ora sei costretto a subire l’infelicità.
Ti do un consiglio: rimettiti in piedi e cerca la gioia di vivere, lei ti aiuterà in questa battaglia.
Sì, la gioia di vivere. Sarà partita per un’altra Galassia, perché qui di sicuro non c’è.
Ma io non demordo. Non sono come quelli che decidono di punto in bianco di farla finita.
Dio, no.
A parte che non ne avrei il coraggio, ma forse sono proprio loro a non avercelo. Ma porca miseria, lottate, battetevi. Io la subisco questa tristezza, tutta la merda che mi cade addosso; ma so che qualcosa di buono a questo mondo c’è ancora, e mi batterò per trovarla.
Durante questa ricerca dovrò mandare a fare in culo tanta gente, ma fa parte del gioco.

In questi anni ho vissuto tanti momenti, belli o brutti che siano. Ognuno di essi è servito a mettere insieme il ciottolato che compone la strada della mia esistenza.

Con essi devo conviverci. Ma questa è la vita.



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