Era
da tanto che non scrivevo su un quaderno. Da troppo tempo. Quand’ero piccolo
scrivevo un sacco, ma erano tutte cose inventate, frutto dell’immaginazione di
un bambino di dieci anni. Poi non ho più scritto nulla. Perché? Ah, non lo so.
Altri interessi, forse, oppure più semplicemente non avevo nulla da dire.
Adesso,
invece, sì che ho qualcosa da riportare su un foglio bianco.
Ho
un sacco di rabbia dentro che non posso sfogare andando ad ammazzare la gente
per strada, decisamente no, ma posso sfogare questa rabbia facendo scorrere un
po’ di inchiostro sulla carta,o battendo violentemente sui tasti del computer.
Sì, questo potrei farlo.
La
scrittura è un’arma potentissima, anche perché non è per tutti. La maggior
parte della gente che conosco non sarebbe in grado di mettere quattro pensieri
in croce questo perché non hanno mai letto un libro, a parte quello che la
maestra obbligava a leggere.
Vedete,
è proprio questo che mi fa incazzare. La gente non si costruisce più una
cultura propria, ma aspetta che siano gli altri a fargli intraprendere la
strada giusta. Naturalmente non parlo di bambini o ragazzini, ma da un ragazzo
di sedici anni mi aspetto che qualcosa la voglia imparare da sé.
Parlo
sempre di cultura, intendiamoci. Non di come si fa il formaggio. Quella è
un’altra storia.
Io
la mia cultura me sa sono costruito da solo. Da sempre. Guardando la tv,
leggendo libri, riviste, quotidiani, di tutto.
I
miei occhi guardavano e il cervello assimilava.
Certo,
forse da piccolo ho guardato troppa tv, però non l’ho mai considerato un male,
tranne per il fatto che sono miope e utilizzo occhiali e lenti a contatto,
quello sì che è un fastidioso problema
La
tv, il cinema, mi hanno fatto diventare ciò che sono.
La
mia immaginazione è stata sempre florida e impressionante.
Oscillo
costantemente tra realtà e finzione. Questo è un rischio, perché ci si potrebbe
perdere e non capire più la differenza tra il vero e il falso. Non è
assolutamente il mio caso, anche se da qualche tempo ci ho molto pensato,
chiedendomi dov’ero, se sto vivendo bene, e altre domande che non fanno altro
che tormentarmi.
La
mia vita non va per il verso giusto, proprio per niente. È un periodo
difficile, come penso sia per molti miei coetanei. Troppe preoccupazioni,
pressioni da ogni parte, scelte imminenti e importantissime.
Credo
che quella dopo il Diploma sia l’età più importante della vita. È proprio in
quel momento che si fanno le scelte che delineeranno il futuro.
Merda.
Già qui comincia a salire l’ansia.
“E
ora? Cosa farò? Cosa voglio fare? È giusto che io faccia così? È la decisione
esatta? Oppure sto sbagliando tutto?”
Oh,
Dio.
Ti
senti oppresso, schiacciato. Sei ormai un uomo, tutti te lo ripetono; devi
comportarti come tale, si ostinano a dirti.
Ma
che diavolo ne sapete voi? Di quello che uno vuole essere, di quello che uno è?
Tutti
sanno cosa fare. L’unico a non saperlo sei proprio tu.
Sei
bloccato sei così per ogni maledetta cosa.
Apatico.
Ti
serve una scossa o rischi di restare così per sempre.
Il
treno passa una volta sola e tu lo sai. Sai anche che quando quel treno passerà
alla stazione tu ci sarai, ma non ci salirai.
No,
non lo farai se continui così. Se continui a vivere una vita fatta di nulla.
Sì,
ma le parole sono solo parole. Contano i fatti. E tu e i fatti non siete mai andati
d’accordo, non è così? Certo che è così.
Chi
pensi di imbrogliare? Te stesso? No, non puoi farlo. Non ti puoi imbrogliare,
però non ti conosci neanche. Non ancora.
Perché
chi conosce bene e a fondo se stesso, non è forse il più fortunato? Una persona
così farà sicuramente ogni cosa nel migliore dei modi, proprio perché sa ciò
che vuole.
Tu
sai ciò che vuoi? Non credo.
È
questo il problema, quello che gli altri non capiscono.
Ed
ecco la causa del tuo blocco.
Trova
te stesso e troverai la tua strada. Per adesso vivi una vita di agonie e
tormenti, magari di depressione.
“Depressione”.
Una parola che mi ha sempre messo terrore
A
volte penso di esserlo, ma sono tutte cazzate. La vera depressione è un’altra,
e sicuramente più terribile.
Disturbo
bipolare? Forse sì, chi può dirlo. Cambio umore abbastanza frequentemente e
spesso non c’è nulla di bello nella mia vita che mi faccia sorridere. Sono
pochi i momenti da ricordare.
Per
ora la tristezza la fa da padrona. È una puttana che sbuca fuori nei momenti
meno opportuni e ti mette al tappeto. Tu cerchi di rialzarti ma lei ti sferra
un altro colpo, finisci alle corde. Ancora un altro e ti ritrovi al tappeto
incapace di muovere un solo muscolo. KO, figliolo. Mi dispiace, ma per ora sei
costretto a subire l’infelicità.
Ti
do un consiglio: rimettiti in piedi e cerca la gioia di vivere, lei ti aiuterà
in questa battaglia.
Sì,
la gioia di vivere. Sarà partita per un’altra Galassia, perché qui di sicuro
non c’è.
Ma
io non demordo. Non sono come quelli che decidono di punto in bianco di farla
finita.
Dio,
no.
A
parte che non ne avrei il coraggio, ma forse sono proprio loro a non avercelo.
Ma porca miseria, lottate, battetevi. Io la subisco questa tristezza, tutta la
merda che mi cade addosso; ma so che qualcosa di buono a questo mondo c’è
ancora, e mi batterò per trovarla.
Durante
questa ricerca dovrò mandare a fare in culo tanta gente, ma fa parte del gioco.
In
questi anni ho vissuto tanti momenti, belli o brutti che siano. Ognuno di essi
è servito a mettere insieme il ciottolato che compone la strada della mia
esistenza.
Con
essi devo conviverci. Ma questa è la vita.

Nessun commento:
Posta un commento